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“Week Surgery Covid free”:

una risposta efficace alle urgenze sanitarie

Liste d’attesa infinite e migliaia di interventi da riprogrammare dopo la pandemia: l’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano ha convertito un intero piano dell’ospedale San Paolo a “Week Surgery Covid-free”. Club Medici ha intervistato il Dottor Maurizio Verga, Direttore del reparto multidisciplinare che dal 18 maggio scorso ha aperto le sue porte ai pazienti. 

Com’è strutturato il reparto da Lei diretto e che tipo di iter prevede?

È un reparto che accoglie pazienti chirurgici di tutte le specialità chirurgiche, che vengono fatte confluire in un’unica struttura. Accogliamo pazienti che necessitano di interventi chirurgici che richiedono da uno ad un massimo di 3 notti di degenza, a seconda delle varie patologie. L’intento di una struttura come la “Week Surgery Covid free” è quello di aumentare il più possibile l’efficienza, cercando quindi di limitare al massimo la permanenza degli ammalati all’interno dell’ospedale. Le specialità che accedono a questo reparto sono moltissime: si va dalla chirurgia generale, a quella vascolare, passando per la senologia, l’endocrina, l’urologia ma anche la maxillo o l’ortopedia e molte altre. È un reparto operativo dal lunedì al sabato e viene seguito questo iter: il paziente che necessita di intervento effettua gli esami di pre ricovero e successivamente, 48-72 ore prima dell’operazione, viene sottoposto a tampone per la ricerca di Covid-19. Una volta ottenuto un risultato negativo, si passa al ricovero e all’intervento vero e proprio. 

In un momento così delicato come quello post-pandemia, quanto è importante disporre di un reparto del genere per lo sfoltimento delle liste d’attesa?

I vantaggi sono moltissimi: il modello organizzativo della “Week Surgery” è già attivo da tempo negli ospedali ma in questa precisa fase storica assume un valore ancora più importante: basti pensare a quanti interventi bisogna recuperare dopo il covid, con quasi tre mesi di blocco completo per via dell’emergenza sanitaria. Adesso poter concentrare l’attività chirurgica “a ciclo breve”, da uno a tre giorni di ricovero, all’interno di un’unica struttura o all’interno di un intero ospedale, permette di ridurre al minimo la degenza, di aumentare la produttività, di trattenere per pochi giorni i pazienti in ospedale, favorendo anche dei percorsi in completa sicurezza. Questo modello organizzativo, infatti, consente di aggirare l’ostacolo del sovraffollamento nei reparti e riesce a garantire anche il distanziamento necessario tra le persone.

Se dovesse scattare una fotografia, che immagine può restituirci della situazione attuale?

Sicuramente è una fase estremamente critica perché per ben tre mesi tutte le strutture ospedaliere, soprattutto nelle regioni più colpite dal coronavirus, quelle del Nord, ma anche tutte le altre, sono state letteralmente stravolte. Qui in Lombardia abbiamo assistito alla quasi completa chiusura di interi reparti, le sale operatorie sono state riconvertite in sale di rianimazione per gli ammalati di covid, abbiamo vissuto una situazione drammatica. L’attività chirurgica è stata concentrata esclusivamente su quegli interventi che non potevano essere rimandati; ma bisogna considerare che persino alcuni malati oncologici hanno dovuto aspettare e sono stati operati solamente quelli che purtroppo erano affetti da tumori a rapida evoluzione o in stadi avanzati. Gli altri hanno dovuto attendere. Con grandissimi sforzi siamo riusciti a garantire almeno le urgenze ma la percentuale è stata di almeno l’80% di interventi chirurgici rimandati, una percentuale altissima. L’altro grande problema è stato legato alla sospensione completa delle attività ambulatoriali che ha portato, ad oggi, ad una ripresa lenta e graduale. È molto stringente, adesso, la necessità di riprogrammare tutto quel lavoro che è rimasto fermo. E questo passa, a mio avviso, anche da un cambiamento organizzativo che permetta di recuperare, almeno in parte, tutto ciò che è andato perso.  

Quali obiettivi si è prefissato il reparto “Week Surgery Covid free”?

Sostanzialmente la “Week Surgery Covid free” prevede un modello organizzativo centralizzato, senza reparti, senza lasciare letti vuoti. È stato fin da subito “sold out”: qui concentriamo al massimo i pazienti, provando ad arrivare fino al 100% di occupazione dei posti disponibili. L’obiettivo è aumentare il più possibile l’efficienza, snellire le precedenti liste d’attesa, contenere il costo dei servizi sanitari e razionalizzare al meglio le risorse, in termini di spazio e di personale, affinché possano dedicarsi agli interventi più impegnativi.

A cura di
Ufficio Stampa Club Medici

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