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A Bari Donatori di cultura in Ospedale
Per recuperare il benessere psicologico dei pazienti e dei medici a rischio di “burn-out”

“Divertire” nel senso latino del termine (volgere lo sguardo altrove) con Arte, musica, visite ai musei. Sono questi i farmaci “speciali” dell’Istituto Tumori di Bari per i pazienti oncologici. Tante attività poliedriche ed originali, ideate dalla Dottoressa Agnese Maria Fioretti, cardiologo, insieme al collega Francesco Giotta, oncologo, per sostenere psicologicamente i pazienti e le loro famiglie che convivono con la malattia. Un progetto virtuoso e fin da subito molto coinvolgente che vi raccontiamo con questa intervista a colei che, nel 2018, ha ideato e sviluppato l’iniziativa.

Dottoressa Agnese Maria Fioretti, ci presenti il progetto “L’Arte in Istituto

Da oltre due anni mi occupo, assieme al collega Dott. Francesco Giotta, di umanizzazione delle cure in Oncologia attraverso molteplici eventi che abbracciano le diverse arti; prima del lockdown i nostri progetti spaziavano dagli eventi culturali, in collaborazione con la professoressa Clara Gelao, già Direttore della Pinacoteca Metropolitana di Bari, a quelli musicali grazie ai docenti del Conservatorio di Bari e di Taranto. Abbiamo portato la lirica in Istituto, seguendo il calendario del Teatro Petruzzelli con la guida all’ascolto curata da Barbara Mangini e con le esibizioni dal vivo di cantanti lirici e pianisti professionisti: il Maestro Antonio Stragapede, baritono, il Maestro Marco Mancini, pianista, i soprani Antonia Giove e Katia Barile. Anche l’operetta in Istituto ha riscosso grande successo con la Professoressa Adriana De Serio, pianista e docente al Conservatorio di Bari. Abbiamo anche organizzato molte visite guidate in diversi luoghi storici della città di Bari: con l’Associazione PugliArte abbiamo visitato le chiese bizantine del centro storico e lo splendido Palazzo Fizzarotti in stile veneziano, ma anche diversi altri luoghi della città di Bari poco noti ai baresi stessi come il Museo Archeologico di Santa Scolastica, il Museo Nicolaiano, il Museo Civico, la Cattedrale di Bari col succorpo, la Basilica di S Nicola, i presepi antichi del centro storico, il Quartiere Liberty di Madonnella e la Pinacoteca di Bari.

Cosa l’ha spinta a portare avanti queste iniziative?

La nostra finalità principale è fare aggregazione per evitare l’isolamento sociale del paziente oncologico; questo aspetto riguarda non solo i malati, ma anche i loro familiari ed amici che possono condividere questi momenti culturali insieme a loro; lo stesso vale per i medici e tutti i volontari delle diverse associazioni. Abbiamo dei veri e propri “donatori di cultura”, personalità artistiche che collaborano con noi: pittori, poeti, stilisti, creatori di gioielli, cantanti lirici, musicisti. Si tratta di eventi su base culturale per condividere "il bello", provare a "divertire" nel senso latino del termine, cioè volgere lo sguardo lontano dalla malattia e arricchire il proprio spirito con input di creatività e vitalità per recuperare il benessere psicologico dei pazienti e dei medici a rischio di “burn-out”.

Come avete rimodulato il vostro lavoro durante i mesi di lockdown?

Le attività di umanizzazione si sono trasformate da “sociali” a “social”. Abbiamo proseguito con una chat, all'interno della quale quasi 250 persone ogni giorno si ritrovano per condividere idee ed emozioni.  Nel gruppo sono stati inviati dipinti, sculture, poesie, dolci che venivano realizzati in casa dai nostri partecipanti; i pazienti mandavano anche foto di fiori dei loro balconi e giardini, foto degli animali domestici che hanno tenuto compagnia agli ammalati così come canzoni, cori, musica. Inoltre abbiamo avviato dei webinar in diretta Zoom su alcuni temi culturali: dalla nutrizione nella storia dell’uomo alla moda e spiritualità come terapia per l’anima, dalla ginnastica facciale e trucco per favorire il recupero della femminilità delle donne che combattono la malattia all'ascolto di esibizioni musicali jazz, fino alla visione delle principali opere d'arte dedicate al nostro santo patrono San Nicola come dipinti ed icone. Si tratta di argomenti sia proposti da noi, sia dai pazienti, che hanno individuato argomenti e relatori. In questo modo siamo “entrati” anche nelle case dei relatori e dei partecipanti, creando così un vero e proprio rapporto di amicizia.

Quanto ed in che modo queste attività hanno contribuito al benessere dei pazienti oncologici?

Il questionario on line, curato dalle nostre psico-oncologhe, ci ha fornito risposte molto positive: il 30% delle persone ha dichiarato di soffrire di solitudine e di aver trovato giovamento con la nostra chat, è stata loro di compagnia ed ha permesso ai pazienti di astrarsi completamente dal pensiero della malattia; inoltre la visione di immagini colorate ha creato benessere interiore. In più fino all’80% di loro ha consigliato la nostra chat ad amici e parenti per sentirsi sostenuti nel lungo periodo di isolamento sociale del lockdown, ma da luglio siamo pronti a ripartire anche con le visite guidate, naturalmente con le dovute precauzioni.

Che tipo di messaggio vuole trasmettere la vostra comunità?

Il paziente non è solo un corpo da curare, ma un'anima di cui prendersi cura. L’arte e la cultura sono farmaci speciali "emozionali” che prescriviamo perché fanno bene sia a chi vive la malattia, sia a chi l’ha superata e vuole recuperare la socialità. I pazienti apprezzano le nostre attività e chiedono essi stessi d’inserire nel gruppo anche i loro amici e parenti per vedersi circondati da chi gli sta vicino ogni giorno. La nostra chat ha tenuto compagnia a chi ha affrontato le cure oncologiche in un periodo ancora più delicato per le modifiche sanitarie di prevenzione della diffusione del Covid19, per cui non potendo uscire né vedere le persone più care per condividere la loro angoscia o i loro pensieri, hanno trovato ogni giorno un amico virtuale nel nostro gruppo wtsup. I pazienti oncologici sono sempre molto ansiosi circa la loro salute, per cui le nostre proposte di sana divagazione culturale e di supporto a distanza sono risultate preziose più che mai in questo periodo pandemico, permettendoci di donare loro un sorriso e non farli più sentire soli.

Cosa l’ha colpita del nostro portale “Cultura è Salute”?

Dal mio punto di vista "Cultura è Salute" è una lodevole ed originale iniziativa che sposa l'amore per la "bellezza" con il bisogno di conoscenza scientifica; infatti appena ho avuto l'occasione di conoscerlo ho subito voluto collaborare appieno con la condivisione delle nostre attività di umanizzazione delle cure in Oncologia qui a Bari presso l'Istituto Tumori. Tutte le persone impegnate in questo progetto su scala nazionale sono molto propositive e pronte all'ascolto, sarà un'esperienza arricchente poter scambiare idee positive con altri medici di tutte le città italiane. Sono contenta di poter costruire ponti per crescere insieme come professionisti e come persone.

 A cura di
Ufficio Stampa Club Medici

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